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Rassegna Stampa

Ministro Foti: "Hacker, indizi portano a Mosca. Basta con una UE in ordine sparso"

intervista del Corriere della Sera al Ministro Tommaso Foti)

Supermercati, scuole, ospedali, aeroporti: ministro Tommaso Foti, l'Italia sembra disarmata davanti a questa ondata di attacchi cibernetici. Concorda?
"No, non siamo disarmati: la nostra Agenzia sta funzionando. Ma gli attacchi contro gli ospedali e i supermercati raccontano altro". 

Che l'Italia si trova ormai nel bel mezzo di una guerra ibrida?
"Certo, questo in premessa. Poi c'è lo sviluppo di un ragionamento che il centrodestra porta avanti e che il centrosinistra boicotta: se un agente esterno modifica la temperatura dei frigoriferi dove sono custoditi i generi alimentari o il sangue significa che è in corso un atto ostile contro la nostra sicurezza nazionale. Un atto di guerra, appunto. E dunque quando rivendichiamo gli investimenti sulla Difesa non stiamo togliendo risorse dalla Sanità o dalla Scuola, ma stiamo proteggendo anche Sanità e Scuola". 

Da esponente del governo si ritiene soddisfatto della reazione dell'Agenzia per la cybersicurezza?
"Abbiamo un'Agenzia che sta lavorando per cercare di non fare trovare il Paese impreparato. In generale noi e tutta l'Europa ci troviamo davanti a un cambio di scenario epocale". 

Servono nuove misure davanti a questa emergenza?
"Come ministro che ha, tra le altre, la delega al Pnrr posso dire che abbiamo un investimento proprio su questo settore per rafforzare l'ecosistema digitale nazionale potenziando i servizi di gestione della minaccia cyber. Il tutto grazie a una rinnovata capacità di monitoraggio, prevenzione e scrutinio tecnologico a supporto della transizione digitale del Paese".

In che modo?
"Nell'ambito delle misure del Pnrr, l'Agenzia per la cybersicurezza, in stretto contatto con il Dipartimento per la trasformazione digitale, ha curato l'attuazione dell'investimento connettendo il mondo della Pubblica amministrazione, dell'impresa e dei fornitori di tecnologia. I 623 milioni di fondi disponibili hanno promosso l'attuazione di 8 avvisi pubblici, 300 tra progetti e investimenti coinvolti, oltre 200 soggetti finanziati e circa 3. 500 richieste gestite". 

A tutto questo va aggiunta la minaccia subita dal suo collega degli Esteri Antonio Tajani sul dark web: in base alle informazioni in suo possesso possiamo dire che dietro a questi attacchi ci sia la Russia?
"Innanzitutto voglio portare la mia solidarietà ad Antonio. Ma vado alla domanda: in attesa di analisi della nostra intelligence si può dire che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una quasi prova". 

È ipotizzabile quindi che l'Europa, e così l'Italia, sia sotto attacco per via del sostegno all'Ucraina?
"Non mi sento di escluderlo, alcuni account hanno una matrice russa".

Manca una strategia comune in Europa?
"L'Europa è ancora scoperta da questo punto di vista. Serve maggiore coordinamento anche con i Paesi extra Unione". 

Le ripetiamo la domanda: l'Italia è un obiettivo per via anche della sua posizione a sostegno dell'Ucraina?
"Viviamo una fase delicata. Sull'Ucraina con Giorgia Meloni continuiamo a ribadire l'esigenza, arrivati a questa fase cruciale, di accelerare sulla scelta di un inviato che parli con un'unica voce per l'Europa al tavolo delle trattative. Basta andare in ordine sparso, altrimenti festeggeranno coloro che non vogliono la pace". 

Nemmeno lei è convinto dalle iniziative del formato E-3 composto da Francia, Germania e Gran Bretagna?
"Non è rilevante il formato, ma il risultato che non si porta a casa. Anche il presidente Costa e la Commissione danno ragione a Giorgia Meloni. E grazie a lei l'argomento sarà finalmente affrontato". 

Il presidente del Consiglio europeo Costa può essere il nome giusto?
"Partiamo prima dal metodo". 

Intanto la Germania ha annunciato che non fornirà più i sistemi Patriot a Kiev: condivide questa scelta?
"È un segnale che va decodificato: il timore di alcuni Paesi esposti alla minaccia russa di restare sguarniti dal punto di vista delle scorte è legittimo. Quella di Berlino è una scelta difficile da contestare. È necessario continuare ad aiutare l'Ucraina, per ottenere una pace giusta e duratura, senza rimanere scoperti". 

Martedì al Copasir il ministro Crosetto illustrerà il tredicesimo pacchetto di aiuti militari per Kiev: sarà l'ultimo prima delle elezioni?
"Non ho la sfera magica. Mi auguro che si possa arrivare presto a un punto di svolta". 

Dopo le elezioni di midterm teme un'escalation di Trump sulla guerra in Iran?
"Escludo possano produrre una decisione in un senso o nell'altro. Però non capisco una cosa". 

Quale?
"Perché la sinistra italiana festeggia sempre la vittoria degli altri? Forse perché non vince mai in casa?". 

(intervista di Simone Canettieri, Corriere della Sera)