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Rassegna Stampa

Ministro Foti: "La loro è una rappresaglia, Ceuta il fallimento di Sanchez terremo il punto fino all'ultimo"

(intervista di Repubblica al Ministro Tommaso Foti)

Quella di Sanchez sarebbe una "rappresaglia", così la definisce il ministro degli Affari europei e meloniano di ferro, Tommaso Foti. Anche se la prima mossa è stata quella del governo di cui fa parte, col rischio di creare fratture profonde all'interno dell'Unione europea. «Macché spaccare l'Europa - replica Foti - Schengen è stato sospeso centinaia di volta. E l'Ue è ancora lì, tutta intera». Fino a quando Roma terrà il punto  «Fino a quando ci saranno pericoli per la sicurezza nazionale». 

Ministro, siamo a una crisi diplomatica aperta, con Madrid. In concreto, come reagirà il governo al contro-blocco di Schengen disposto dalla Spagna? 
«Il governo Meloni non ha atteso la rappresaglia di Sanchez per decidere cosa fare. Ha detto ben prima e chiaramente che l'Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall'estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere». 

Prima della reazione di Sanchez, però, nell'esecutivo si ragionava di anticipare la riapertura delle frontiere al 15 agosto, anziché al 1 settembre. E adesso? Le terremo chiuse fino a quando Madrid farà altrettanto? 
«Piaccia o meno a Sanchez, Ceuta rappresenta un suo fallimento nella gestione dei flussi migratori. Detto questo, le misure adottate dal governo Meloni resteranno in vigore finché non si valuteranno cessati i pericoli per la nostra sicurezza nazionale. Del resto, se il premier spagnolo invia a Ceuta, in previsione del 15 agosto, due ulteriori navi e tremila agenti della Guardia civil, significa che anche lui nutre una forte preoccupazione». 

I controlli ordinati dal governo spagnolo sono molto meno "selettivi" di quelli disposti da Roma. Già si notano code e disagi per i turisti italiani in vacanza. Ci saranno contromisure? 
«Una cosa è certa: i problemi a Sanchez non li danno i turisti italiani. Non a caso, il sindacato maggioritario della polizia spagnola ha definito la misura adottata da Sanchez come, leggo testualmente, "l'ennesimo esempio di improvvisazione politica che aumenterà la pressione sulle forze di polizia nazionale, già al limite delle loro capacità durante la stagione estiva». 

La presa di posizione di Meloni su Ceuta sembra un modo per riavvicinarsi a Trump, ma così non si rischia di dividere l'Europa su uno dei suoi valori fondanti, la libertà di circolazione?
«Siamo ancora a Trump, i sessantottini del potere all'immaginazione non si arrendono... Quanto a spaccare l'Europa, faccio notare che la sospensione dello spazio Schengen dal 2006 si è verificata 498 volte. E mi pare che l'Europa sia ancora lì, tutta intera». 

Parliamo di politica interna. Le spine della legge elettorale. Dopo l'accordo sulle preferenze, non temete che l'intera riforma possa saltare con il voto segreto, quando tornerà alla Camera? Sull'alternanza di genere pure alcune deputate di destra dicono: è un bluff. 
«Guardi, non vi è traccia dell'emendamento che verrà presentato, quindi non vedo come si possa giudicarlo. Introdurre le preferenze consente agli elettori di decidere da chi essere rappresentati e tutti dovremmo esserne orgogliosi. La legge passerà, anche con il voto segreto». 

Giorgetti già lavora all'ultima manovra prima del voto. Qualche leghista ha criticato pure lei, le imputano di non avere ottenuto deroghe da Bruxelles sulla flat tax. Cosa risponde? 
«La procedura d'infrazione è stata aperta dalla Commissione europea a carico del ministero dell'Economia e delle Finanze, che la segue per il tramite dei competenti uffici interni. Quindi la competenza per materia è del collega Giorgetti, non mia». 

(intervista di Lorenzo De Cicco, la Repubblica)