Convenzione di Aarhus
22 marzo 2021
La Convenzione di Aarhus (di seguito "Convenzione") è un trattato internazionale che mira a garantire una maggiore partecipazione del pubblico nelle decisioni con impatto ambientale, andando a rafforzare la cosiddetta “democrazia ambientale”, fondandosi su tre pilastri principali:
- accesso alle informazioni ambientali;
- partecipazione del pubblico ai processi decisionali;
- accesso alla giustizia in materia ambientale.
La Convenzione è stata firmata il 25 giungo 1998, ratificata dall'Italia con la legge 16 marzo 2001, n.108 ed è ufficialmente entrata in vigore il 30 ottobre 2001. Attualmente, essa risulta ratificata da 46 Stati e dall'Unione Europea (con Decisione del Consiglio del 17 febbraio 2005 – 2005/370/CE).
Lo scopo principale della Convenzione è quello di assicurare al pubblico il diritto di accedere alle informazioni e di partecipare alle decisioni in materia ambientale, nonché di avere diritto ad un riesame giurisdizionale qualora questi diritti, così come riconosciuti, non siano rispettati.
Per quanto riguarda l'accesso alle informazioni ambientali, il pubblico ha il diritto di ottenere dalle autorità pubbliche tutte le informazioni riguardanti l'ambiente, senza dover dimostrare un interesse specifico. Le caratteristiche specifiche di questo diritto sono:
- trasparenza, tempestività e non eccessiva onerosità delle modalità di comunicazione delle informazioni;
- tassatività dei motivi di rifiuto della richiesta di informazioni, con necessaria motivazione;
- accessibilità e diffusione delle informazioni da parte dei soggetti pubblici.
In relazione alla tutela giurisdizionale (accesso alla giustizia), la Convenzione garantisce al pubblico la possibilità di ricorrere a procedimenti giurisdizionali o amministrativi (giustiziali) in caso di:
- diniego o mancata risposta alla richiesta di informazioni ambientali;
- violazione delle norme sulla partecipazione ai procedimenti decisionali;
- violazioni della normativa ambientale da parte di autorità o soggetti privati.
La Convenzione richiede, altresì, che detti strumenti siano efficaci, rapidi e non eccessivamente costosi, permettendo ai cittadini e alle associazioni ambientaliste (anche sotto forma di organizzazioni non governative – ONG) di difendere i propri diritti, così come riconosciuti dalla Convenzione.
Al fine di monitorare il rispetto degli obblighi imposti dalla Convenzione ai soggetti firmatari, è istituito un organo non giurisdizionale chiamato "Compliance Committee". Le funzioni principali del Compliance Committee sono:
- esaminare le comunicazioni presentate da cittadini, ONG o Stati riguardo a presunte violazioni della Convenzione da parte di soggetto firmatario della Convenzione;
- formulare raccomandazioni e suggerimenti al Meeting of the Parties (MoP), la plenaria dei soggetti aderenti, per migliorare l'attuazione della Convenzione;
- agire in modo indipendente e non conflittuale, privilegiando un approccio collaborativo per aiutare i firmatari a rimediare ad eventuali violazioni;
- promuovere la trasparenza, pubblicando rapporti e valutazioni sui casi trattati;
- emanare raccomandazioni, piani di azione ed altri strumenti di soft law per favorire il rispetto degli impegni derivanti dalla Convenzione.
Consulta il testo della Convenzione
Il nuovo Codice delle Best Practices per le procedure di controllo degli Aiuti di Stato<(h4>
Il 17 marzo 2021, il Compliance Committee ha concluso, nel caso ACCC/C/2015/128, che le possibilità di cui dispone il pubblico (comprese le ONG ambientaliste) per contestare le decisioni della Commissione europea riguardo agli aiuti di Stato che violano la normativa ambientale dell'UE sono in conflitto con gli obblighi che incombono all'UE in forza della Convenzione di Aarhus.
Al fine di rendere i procedimenti di esame delle decisioni in materia di aiuti di Stato più trasparenti per il pubblico e pienamente conformi a quanto previsto dalla Convenzione, la Commissione ha modificato il "Codice delle Best Practices per le procedure di controllo degli Aiuti di Stato". In tal modo, l'Unione Europea ha istituito un meccanismo di revisione interna delle decisioni in materia di aiuti di Stato.
Tra le principali modifiche si segnalano:
- l'innalzamento a 12 mesi del termine massimo della fase di pre-notifica;
- la legittimazione ad intervenire nel processo di autorizzazione dell'aiuto per tutte le ONG ambientaliste;
- la previsione di un termine massimo di 30 settimane per la conclusione del procedimento di riesame;
- la legittimazione processuale per le ONG ad intentare un procedimento dinanzi alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea.
Il regolamento che disciplina la procedura seguita dalla Commissione Europea per il controllo sugli aiuti di Stato notificati è qui consultabile
